Grassano

Grassano si sviluppa intorno ad un casale medievale di proprietà dell’Ordine Cavalleresco di S. Giovanni di Gerusalemme, la cui commenda è stata tra le più ricche dell’area apulo-lucana. La posizione geografica dell’abitato, ubicato su un crinale di sedimenti alluvionali, tra la valle del fiume Basento e del torrente Bilioso, affluente del Bradano, favorito dal clima e dalle condizioni geomorfologiche, rende possibile le coltivazioni della vite e dell’olivo, presenti sin dall’antichità.

cantina 19 cort b ok       sentiero 2

La significativa produzione di uva ha determinato l’origine di numerosi ambienti rupestri, necessari a garantire lo stoccaggio del prodotto nelle condizioni ottimali. Gli insediamenti in grotta di Grassano si sviluppano sull’ampio fronte di sedimenti alluvionali e nel centro storico, nei piani interrati di palazzi e abitazioni. Particolarmente significativa per l’estensione è la sequenza di cantine lungo il versante nord-est, sottostante la chiesa di S. Giovanni. Si tratta dei famosi cinti, cantine-grotte scavate su più livelli lungo pareti verticali determinate da paleo frane ed erose dagli agenti atmosferici. Gli ambienti sono preceduti solitamente da avancorpi in muratura, che poggiano direttamente sul costone roccioso, o chiusi da mattoni in cotto e pietrame, appena sbozzato. Pregevoli anche gli infissi lignei o in ferro battuto, prodotti artigianalmente in loco, che chiudono l’ingresso principale e gli ambienti di servizio, dotati di cisterne, forni per la bollitura delle vinacce, palmenti per la pigiatura e fermentazione dei mosti.

 
cantina cane v 1          chiesa madre

La passeggiata lungo i cinti è particolarmente suggestiva: notevoli sono gli scorci panoramici e affacci sulla valle del Bilioso, che contribuiscono alla valorizzazione del luogo. Dal punto di vista storico, gli insediamenti produttivi in grotta di Grassano sono menzionati nel catasto onciario già agli inizi del XVIII secolo, nel cabreo della Commenda degli Ospitalieri di S. Giovanni del 1763-64, nonché da Carlo Levi, nell’opera letteraria “Cristo si è fermato ad Eboli”, e nei dipinti realizzati durante il periodo di confino in Basilicata.