Abbazia S. Michele

L’Abbazia benedettina S. Michele Arcangelo sorge sull’area dell’acropoli della città italica e greca i cui resti sono stati rintracciati nei chiostri e negli ex giardini del monastero. L’origine della comunità, come per altri monasteri medievali presenti in Basilicata, è da collegare alla penetrazione del monachesimo benedettino, veicolato nella regione fin dal termine del secolo VIII d. C. dai grandi monasteri longobardi dell’area campano-beneventana. La fondazione dell’Abbazia di Montescaglioso è da mettere probabilmente in relazione con l’attestazione, nell’anno 893, della presenza nella valle del Bradano di una dipendenza monastica, la chiesa di S. Lorenzo di Murro, appartenente alla grande Abbazia longobarda di S. Vincenzo al Volturno, nel Molise. Questa chiesa risulta posseduta nel 1099 dall’Abbazia di Montescaglioso: probabilmente è in tale contesto che bisogna collocare la nascita della comunità caveosana. Questa conosce un grande sviluppo nella seconda metà del secolo XI, con l’infeudamento di Montescaglioso alla famiglia normanna dei Macabeo che, imparentata con gli Altavilla e Ruggero II di Sicilia, sosterrà il radicamento del monastero nel territorio con donazioni, privilegi e benefici. In pochi decenni l’Abbazia riuscirà a controllare ampie parti del territorio di Montescaglioso, del metapontino e delle aree circostanti Stigliano e Gorgoglione

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Sul finire del secolo XIII, il patrimonio dell’Abbazia si estende in molti paesi della Basilicata. A Montescaglioso l’Abbazia possedeva le chiese ed i feudi di Arcora, S. Maria in Platea, S. Simeone, S. Lucia, S. Martino, S. Nicola al Castello, S. Maria La Nova, S. Stefano, S. Leone, S. Giuliano di Murro, S. Lorenzo a Murro, S. Vito Vetrano, S. Maria del Vetrano, S. Tommaso, S. Leucio. Vi erano poi possedimenti a Pisticci, a Camarda (l’attuale Bernalda), a Pomarico, Stigliano, Cirigliano e Gorgoglione. Agli inizi del secolo XIII, le rendite provenienti dal cospicuo patrimonio permettono la realizzazione di numerosi lavori che ampliano e rinnovano molti edifici del monastero. A questa fase è databile un ampliamento del chiostro, del quale sono superstiti alcuni capitelli a stampella riutilizzati nella realizzazione delle finestre della sala del capitolo (fine sec. XV). Al secolo XIV risalgono altri interventi e soprattutto un primo ampliamento dell’Abbazia, in direzione dell’attuale piazza del Popolo. A testimonianza di questa fase vi è l’ingresso tardomedievale dell’Abbazia, costituito da un portale ogivale che si apriva in direzione della chiesa.

Agli inizi del secolo XV, il monastero è affidato ad Abati Commendatari, che provocano la dispersione del patrimonio e l’abbandono di molte parti delle fabbriche monastiche. Nel 1484 l’Abbazia è unita alla Congregazione benedettina riformata di S. Giustina da Padova, i cui monaci restaurano ed ampliano il monastero. Il nuovo Ordine insediato a Montescaglioso si distingue per la capacità di amministrare il patrimonio: i beni dispersi o usurpati sono recuperati e in tutte le numerose dipendenze rurali i monaci lavorano al restauro di edifici e chiese, oltre che al riordino delle colture, sviluppando soprattutto la produzione di olio, vino e formaggi.

IMG_1865   DSCF5341   Scheda 2. Abbazia (12)

Nel 1556 terminano i lavori di rifacimento dei chiostri. Nel 1590 hanno inizio i lavori di ricostruzione della chiesa, terminati solo nel 1650. Con il completamento dei chiostri e di buona parte del piano superiore, l’Abbazia assume sostanzialmente l’odierna configurazione. All’interno del monastero, in più riprese, sono realizzati lavori di rinnovo degli apparati decorativi. Al piano superiore si conservano resti di un ciclo affrescato databile alla prima metà del secolo XVI, che copriva l’intero sviluppo del corridoi di accesso al noviziato. I dipinti furono distrutti dagli stessi monaci nella prima metà del secolo XVIII, quando modificarono l’assetto e le coperture del piano superiore. Avanzano ancora brani raffiguranti l’Annunciazione e Gesù nell’Orto del Getsemani. Nella biblioteca si è ben conservato un vasto ciclo dipinto agli inizi del secolo XVII, raffigurante le virtù teologali, vari filosofi della tradizione greca, la SS. Trinità, S. Michele, S. Benedetto con S. Scolastica, gli stemmi di Montecassino e di Montescaglioso. Altri numerosi affreschi si conservano nei chiostri, nella chiesa, nella sala del capitolo ed in vari locali del piano terra con varie raffigurazioni: S. Benedetto, S. Placido, l’Arcangelo Raffaele, L’Annunciazione della Vergine, la Crocifissione, gli abati fondatori di vari ordini monastici.

Intorno alla metà del secolo XVIII, i monaci realizzano nuovi imponenti lavori di restauro che interessano la chiesa ed il monastero. A Napoli acquistano un nuovo sontuoso altare maggiore trasportato per via di mare fino a Taranto e poi trasferito via terra a Montescaglioso. Nella chiesa è realizzato un nuovo apparato decorativo in stucco e gessi del quale si conservano anche parte dei disegni di progetto. Nel corso dei secoli, nel monastero si realizzano continuamente spazi per raccogliere e conservare grandi quantitativi di acqua. Le 14 cisterne finora individuate consentono la raccolta di oltre 2 milioni di litri di acqua, costituendo un sistema integrato molto complesso ed ancora funzionante. Il monastero è sempre stato un importante centro culturale. Possedeva una grande biblioteca ricca di incunaboli, cinquecentine ed edizioni rare. L’archivio conservava una lunga serie di documenti con un fondo pergamenaceo costituito da oltre duecento atti. Esisteva un noviziato nel quale si preparavano al sacerdozio i nuovi monaci che poi, in base alle consuetudini della Congregazione Cassinese, potevano essere assegnati ad altri monasteri. Lo scriptorium monastico medievale era noto per la produzione di documenti ed antifonari, tradizione continuata anche nel secolo XVI quando nel monastero è documentata la presenza di monaci miniatori. Nel 1735 l’Abbazia ospita Re Carlo di Borbone in viaggio verso la Sicilia. Della visita si conserva una dettagliata descrizione proveniente dall’archivio del monastero.

Nel 1784 i monaci, stanchi della continua contrapposizione e dei conflitti con il Marchese e l’Università di Montescaglioso, inerenti i diritti esercitati sul vasto patrimonio terriero dell’Abbazia, si spostano a Lecce, dove si insediano nell’ex collegio dei Gesuiti, trasferendovi tutte le opere d’arte, la biblioteca e l’archivio conservati nel monastero di Montescaglioso. Con l’occupazione napoleonica l’Abbazia è soppressa e nel 1818 è assegnata ai Francescani di S. Lorenzo Maggiore di Napoli, nel cui possesso resterà fino all’Unità d’Italia, quando il complesso passerà in proprietà al Comune di Montescaglioso, che vi alloggerà per oltre un secolo uffici e scuole.

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